IL PARENT TRAINING: UNA PALESTRA PER GENITORI

DIVENTARE GRANDI:

Il percorso di crescita di un bambino rappresenta un cammino segnato da tappe di sviluppo che lo portano gradualmente a “diventare grande”. Perché questo sentiero sia percorribile (attenzione, percorribile non significa privo di ostacoli!) è necessario che ci sia equilibrio tra due bisogni fondamentali: la sfida e il supporto. Dobbiamo considerare queste dimensioni come due piatti di una bilancia sulla quale si posizionano dei “pesetti”: sul piatto della sfida si mette l’incoraggiamento e la spinta all’autonomia; sul piatto del supporto si posizionano la comprensione, l’accudimento e la protezione. Come già detto, tutti i bambini hanno bisogno di entrambi, per poter esplorare in sicurezza.

Nel garantire questa stabilità il ruolo dei genitori è prezioso e centrale, ma non sempre facile.

ESSERE GENITORI: UN TRAGUARDO O UN PERCORSO?

Di fronte a questa domanda le risposte possibili sono molte e diversissime tra loro. Alcuni definiscono la genitorialità come un percorso impegnativo e ripido; altri si concentrano maggiormente sul bel paesaggio che si può ammirare una volta arrivati in vetta; altri ancora la vivono come un traguardo tanto atteso e sofferto.

E indovina?

Ovviamente no, non esiste una risposta giusta. Le stesse esperienze possono avere significati totalmente diversi… per fortuna!

Quello che possiamo dire è che, in ogni famiglia, quando nasce un Cicciopino nasce anche un genitore. Non importa che si tratti del primo figlio o del decimo, ciascun bimbo che nasce porta nella relazione con i suoi genitori qualcosa di unico e irripetibile. E così cresce l’uno, crescono gli altri e cresce anche la relazione.

Ad ogni scambio comunicativo ci si mette in gioco: si impara a comunicare, ad ascoltarsi, a conoscersi, a scoprirsi. Così, da una parte mamma e papà preparano il figlio ad approcciare alla vita e dall’altra il bambino prepara i genitori ad apprendere le arti di  questo nuovo “mestiere”.

Prenditi qualche secondo e prova a rispondere anche tu: come vivi la tua genitorialità?

NON ESISTONO MAMME E PAPÀ PERFETTI…

Dagli errori si impara! Se spesso si dice questa frase a Cicciopino, è bene crederci davvero. Cercare di raggiungere a tutti i costi la perfezione rappresenta un obiettivo poco realistico oltre che controproducente: significa non avere un atteggiamento di comprensione e accettazione nei confronti delle mancanze o degli errori altrui (oltre che proprie) e condannarle. E come può un bambino imparare a volersi bene e utilizzare gli errori per imparare a fare meglio… se sono i suoi genitori i primi a non farlo?

Il buon Bettelheim parla della figura genitoriale come di un bravo giocatore di scacchi, capace di prevedere in anticipo tutte le possibili mosse e contromosse del proprio figlio.

Chiaramente la partita che si vince è ben diversa e il premio molto più prezioso:

  • Un clima familiare sereno e di condivisione
  • Il benessere di tutti i membri della famiglia
  • Una relazione che funziona (fatta di calore, empatia, comprensione e supporto reciproco)

Gli errori sono occasioni preziose per confrontarsi, conoscersi e cambiare (insieme!) quello che non funziona. Essi sono anche un grande insegnamento pratico del fatto che gli sbagli sono parte normale della vita quotidiana di grandi e piccini; l’importante è porvi rimedio mettendosi in gioco.

 

COSA SUCCEDE QUANDO QUALCOSA NON VA?                                                            

Se è ormai opinione condivisa che la relazione tra genitore e figlio sia decisiva per lo sviluppo di quest’ultimo, è anche chiaro agli occhi di tutti (professionisti e non) che le difficoltà di un bambino comportano in mamma e papà stati di tensione e sofferenza. Tuttavia, a volte capita (o è capitato, in passato) che essi si trovino a dover affrontare questo disagio in solitudine, in disparte, chiusi fuori da una porta con il cartello “vietato ai non addetti ai lavori”.

Attenzione, affidarsi ai professionisti è indispensabile, qualsiasi sia il problema da trattare, ma è importante non dimenticare mai che anche i genitori sono degli esperti: i massimi esperti del proprio figlio!

Ad oggi, il coinvolgimento dei genitori è considerato una necessità, perché essi sono una risorsa imprescindibile nel processo di cambiamento. Per poterlo essere a pieno, però…. Devono allenarsi.

Veniamo ora al sodo.

COS’È IL PARENT TRAINING?

Il Parent Training è un modello di intervento caratterizzato dal coinvolgimento dei genitori, offrendo un aiuto specialistico centrato su un percorso relazionale con un trainer a coloro che vogliono cambiare il modo di interagire con i loro bambini e promuovere lo sviluppo di comportamenti positivi.

Gli strumenti che fornisce servono per risolvere i problemi ma anche (e soprattutto!) per supportare e incoraggiare Cicciopino quando agisce in modo efficace.

E come?

Imparando a conoscersi!

Spesso i genitori possono sentirsi impreparati e impotenti nell’affrontare le difficoltà quotidiane che si incontrano durante il cammino di crescita del proprio figlio. Attenzione: molti comportamenti problematici sono influenzati dallo stile che i genitori hanno nel relazionarsi e rispondere alle esigenze dei propri figli. Quindi, il margine di lavoro è molto ampio!

L’idea di partenza è che ciascuno di noi può esercitare un diretto controllo su di sé… ma non sugli altri! Ognuno è in grado di agire su emozioni, pensieri e comportamenti propri. Quindi: un genitore otterrà il cambiamento sperato solo dopo aver cambiato il proprio modo di sentire, pensare e comportarsi. 

Attraverso il percorso di Parent Training il genitore può acquisire (o ri-acquisire) gradualmente quel senso di autoefficacia e di competenza necessari a gestire i momenti quotidiani, educativi e relazionali, più problematici. Ancora prima di questo, mamma e papà imparano a vedersi parte integrante delle dinamiche familiari, senza riversare la colpa sempre su Cicciopino!

NON SOLO…!

Il Parent Training contribuisce all’aumento della resilienza familiare. La resilienza è la capacità di far fronte alle difficoltà in modo positivo, assumendo un ruolo da protagonista nel processo di cambiamento. In altre parole, una persona (o una famiglia) resiliente è capace di sfruttare le potenzialità presenti trasformando le avversità in opportunità per crescere e apprendere.

E come lo fa?

Permettendo di trovare il senso di ciò che accade e di favorire i “fattori di protezione”:

  • Stili genitoriali positivi
  • Coesione familiare
  • Rete di supporto sociale adeguata
  • Aspettative e credenze realistiche

… insomma, sviluppando una buona gestione familiare!

MA COSA INTENDIAMO PER “COMPORTAMENTO PROBLEMATICO”?

La chiarezza tra genitori e psicologo è fondamentale. Se essi devono lavorare come una squadra è necessario che parlino la stessa lingua.

Un comportamento non è mai problematico di per sé, ma lo diventa in particolari circostanze. Ecco qualche spunto per chiarirci meglio. I “comportamenti-problema” sono:

  • Rischiosi per il bambino o per gli altri
  • Disadattivi: vanno a sfavore del benessere psicofisico e/o dei processi di apprendimento e socializzazione
  • Disfunzionali (inadeguati al contesto, rigidi, pervasivi, resistenti)
  • Finalizzati (di solito inconsapevolmente) a: ottenere attenzioni, evitare attività spiacevoli o noiose, gestire emozioni molto intense
  • Appresi tramite condizionamento operante

Solitamente gli elenchi non si leggono mai fino alla fine, ma… attenzione!

L’ultimo punto è fondamentale: i comportamenti disfunzionali si apprendono. Sì, non nascono dal nulla e allo stesso modo non se ne vanno da soli. Da qualche parte il nostro Cicciopino ha imparato ad ottenere un vantaggio (starà a noi capire quale!) da un certo tipo di comportamento; visto che è furbo, abile e intelligente continuerà a metterlo in atto fino a quando potrà essergli utile. In termini tecnici questi vantaggi si definiscono “fattori di mantenimento” e possono essere di diversi tipi.

GLI OBIETTIVI:

Nei momenti di difficoltà, la consulenza genitoriale ha diverse finalità:

  • Sostenere e promuovere nei genitori la consapevolezza del loro ruolo di protagonisti attivi del processo di crescita dei figli
  • Accrescere e rafforzare le abilità educative
  • Migliorare la comunicazione genitori-figli
  • Psico-educare i genitori rispetto alle problematiche presenti e, in generale, al funzionamento del proprio figlio
  • Accrescere la capacità di capire e gestire i conflitti
  • Favorire il senso di autoefficacia: genitori competenti crescono bambini competenti!
  • Sviluppare l’autoregolazione: genitori ben regolati crescono figli ben regolati!

Il focus si sposta dall’esterno, “mio figlio ha un problema”, all’interno, “io come genitore posso mettermi in discussione”. L’obiettivo è trovare un equilibrio tra questi due tipi di attribuzioni: tutti i membri di una famiglia contribuiscono a consolidare determinate dinamiche e tutti insieme possono lavorare per cambiarle.

 

MA NELLA PRATICA: CHE SI FA?

Si crea, innanzitutto, uno spazio di condivisione emotiva in cui i genitori possano esprimersi liberamente, sentendosi accolti. L’intervento, poi, può essere rivolto ad una singola coppia genitoriale oppure a un gruppo di genitori (generalmente formato da 4 o 5 coppie).

La struttura del percorso comprende dai 4 ai 10 incontri e si suddivide così:

  • 2 incontri di valutazione, che comprendono i momenti di accoglienza, di conoscenza e di costruzione di una domanda di aiuto condivisa  
  • 6 incontri effettivi, in cui vengono affrontate tutte le tematiche specifiche e rappresentano il vero e proprio training
  • 2 incontri di follow-up, da intendersi come momenti di aggiornamento rispetto a efficacia del percorso, andamento dei comportamenti problematici e mantenimento dei risultati nel tempo

La durata complessiva, però, dipende da molti fattori! In primo luogo, dal grado di complessità del “nodo” da sbloccare.

Le attività svolte nel Parent Training sono diverse e rispondono sempre alle particolari esigenze dei genitori; si spazia dall’intervento psico-educativo al training comunicativo, dal potenziamento delle risorse alla ristrutturazione dei pensieri disfunzionali. Ampio spazio è riservato anche ad attività pratiche che richiedono ai genitori di mettersi in gioco in modo attivo, come gli esperimenti comportamentali o il role playing.

Per fare chiarezza, possiamo dire che il programma di Parent Training si suddivide in due macroaree:

  • I momenti informativi: In questi spazi vengono viene incrementata la conoscenza circa le problematiche presenti e, in generale, si illustra il funzionamento cognitivo e comportamentale del bambino, con particolare riferimento ai passaggi evolutivi più critici
  • I momenti formativi: Essi prevedono una prima definizione dei comportamenti-problema, a cui segue la ricerca di strategie alternative per una loro gestione più efficace. Ciò che è necessario imparare a gestire non è solo il comportamento di per sé, ma anche (e soprattutto!) l’emotività, le capacità di risolvere problemi (problem-solving) e le strategie comunicative. In questo modo, i genitori possono allenarsi e “farsi i muscoli”, proprio come in palestra, per poter affrontare tutte le sfide future.

QUANDO È UTILE UN PERCORSO DI PARENT TRAINING?

Il Parent Training è un intervento psicologico di accompagnamento per gli adulti che per motivi diversi (difficoltà scolastiche, cambiamenti fisiologici legati alle varie fasi del ciclo di vita dei figli, eventi critici, problematiche personali o dei figli ecc..) vivono delle difficoltà nel loro ruolo genitoriale.

La sua utilità è dimostrata in caso di:

  • Problemi comportamentali
  • Diagnosi specifiche (come l’ADHD, l’autismo, il Disturbo Oppositivo-Provocatorio, ecc.)
  • Difficoltà gestionali
  • Genitori alle prime armi (neo-genitorialità)
  • Famiglie “non tradizionali”

In generale, se si hanno figli!

UNA PAROLA CHIAVE: COMPRENSIONE!

Talvolta può succedere che Cicciopino (come tutti noi, in realtà) metta in atto comportamenti dall’intento comunicativo poco chiaro. Data la scarsa chiarezza, la risposta che si fornisce può non essere adatta e attivare una serie di comportamenti problematici. Ciò che accomuna questa catena di reazioni è la mancanza di comprensione reciproca.

Ecco che, allora, una maggiore consapevolezza di queste dinamiche permetterà un’interpretazione alternativa di emozioni, pensieri e comportamenti e una reazione coerente e sintonizzata con le sue richieste.

MA IL PARENT TRAINING È EFFICACE?

Il Parent Training è risultato efficace già negli anni Settanta-Ottanta nel modificare aspetti del comportamento del bambino poco funzionali attraverso il lavoro con i genitori.

Quali sono i suoi effetti?

Esso è in grado di ridurre:

  • Lo stress genitoriale percepito
  • I sensi di colpa
  • I comportamenti a rischio
  • L’ impulsività
  • L’aggressività

… e di migliorare:

  • L’autostima
  • L’autoregolazione
  • L’autoefficacia
  • Persino la relazione di coppia (allineando lo stile educativo dei genitori)

Per ottenere cambiamenti reali che durino sul lungo termine è necessario fissare obiettivi che siano SMART:

  • Specifici (Specific): devono evitare definizioni troppo ampie ed essere ben definiti
  • Misurabili (Measurable): come in una competizione sportiva, i traguardi devono poter essere indicati su un tabellone segnapunti
  • Raggiungibili (Achievable): non aspettiamoci una rivoluzione in una notte, gli obiettivi devono essere dei piccoli passi verso un cambiamento più grande
  • Rilevanti (Relevant): per poter alimentare nel tempo la nostra motivazione nel raggiungerli devono essere importanti. Un buon modo per capire se un obiettivo è rilevante può essere quello di rispondere ad una semplice domanda “Perché vogliamo raggiungerlo?”
  • Definiti nel tempo (Time-bound): pianificare tappe intermedie e scadenze aiuta a non farsi sovrastare dallo stress e, allo stesso tempo, a non perdere tempo prezioso

GLI INGREDIENTI FONDAMENTALI:

Il Parent Training è un percorso intenso e carico di emozioni, se affrontato con la giusta motivazione e apertura. Per raggiungere i risultati desiderati serve sicuramente pazienza e dedizione. Come accennato prima, bisogna lasciare il giusto tempo e il giusto spazio al cambiamento affinché si manifesti. È necessario avere coraggio nel soffermarsi su cose che fanno soffrire e nell’aprirsi a ciò che non si conosce ancora. È necessaria la voglia di mettersi in gioco e, soprattutto, di mettersi in discussione, con la consapevolezza che l’obiettivo ultimo di questo percorso non è quello di distruggere ma di costruire insieme.

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BIBLIOGRAFIA:

Allegretti M., Grelloni C., Scoccia E. & Mazzotta G. (2010). Parent Training in children with Attention Deficit Hyperactivity Disorder. Giornale di Neuropsichiatria dell’età evolutiva, 30: 92-98

Bettelheim, B. (1987). Un genitore quasi perfetto. Feltrinelli, Milano

Menghini, D. & Tomassetti, S. (2019). Il Parent Training oltre la diagnosi. Il metodo ReTe per aiutare i genitori di bambini in difficoltà. Edizioni Erickson, Trento

Pezzica S., Tarchi C., Piccinelli F. & Bigozzi L., (2013). Analisi quantitativa e di contenuto del percorso di Parent Training per genitori di bambini con ADHD: uno studio pilota. Psicologia clinica dello sviluppo N.1, 45-72

Robiati, S. (1996). Il parent training: metodologie e tecniche per la formazione dei genitori. Cittadella Editrice, Assisi

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